Caligola - note di regia

Il "Caligola" della storia

Gaio Giulio Cesare germanico (12-14 d.C.) imperatore romano (37-41) detto Caligola per la calzatura (caliga) che portava da bambino. Succedette nel 37 a Tiberio. Dapprima si accordò con il senato e legò a sé i pretorani, ma poi il suo assolutismo lo isolò. Cadde in una congiura guidata dal capo dei pretorani Cassio Cherea

Il "Caligola" di A. Camus (ed. 1941)

Caligola è, sino al momento della morte della sua compagna, un imperatore pacifico ed equilibrato; artista appassionato, governa con grande capacità il suo popolo. Ma dopo la morte della sorella e amante Drusilla, scopre una verità semplice e terribile: gli uomini muoiono e non sono felici. Si rende conto dell'inutilità della vita. L'intera speranza del mondo, rappresentata dall'amore per Drusilla, si sfalda e la riconciliazione col mondo non può più esistere; Caligola accetta allora la lotta fra sé e la propria vita, fra sé e il mondo. Tutto è menzogna e la sola veritá è la ricerca dell'impossibile.
Il dramma ha inizio proprio nei momenti successivi alla morte di Drusilla, e si presenta come un incalzante, severa e disordinata elaborazione del lutto, che dal particolare della relazione amorosa giunge a stabilire leggi universali. Caligola sente giusto che tutti capiscano che la morte è insensata. Vuole erigersi a simbolo della morte e dell'unicità della vita. Diventa imperatore-peste-rivoluzione. Ma quella che viene additata come crudeltà altro non è che la follia d'amore, disperata, incontrollabile e irrefrenabile, di chi ha perduto la perfezione dell'istante, la gioia della condivisione del sentimento, e si trova, solo e poco più che ventenne, a governare una società e un sistema in cui non crede.
Caligola agogna la luna, agogna di possedere la luna. Ma così come è impossibile all'uomo sfuggire alla morte, così è impossibile per Caligola possedere la luna. Allora lui, imperatore, si ribella a questa certezza, e tramite il rovesciamento di tutti i valori cerca di raggiungere una libertà individuale che non troverà senza prima distruggere se stesso. Caligola muore per mano dei congiurati. Muore in una notte pesante; "pesante come il dolore umano".

Il mio Caligola…

Caligola è la variabile impazzita e l'equazione irrisolta del sistema. Non è un alienato, né un maniaco. È sostanzialmente lucido. Detesta l'ipocrisia del sistema e dell'umanità che lo circonda.
Ma perché Caligola? "Devo riconoscere che quest'uomo ha esercitato su di me una innegabile influenza. Mi costringe a pensare. Costringe tutti a pensare" (Cherea; Atto IV)
Perché monologo? Ho sentito il bisogno di proiettare Caligola in una dimensione escatologica, in un momento di quella "vera" solitudine che lui stesso, dopo la morte di Drusilla, disperatamente cercava: "…la divina chiaroveggenza della solitudine. (..) Quando ci siete tutti mi fate sentire intorno un vuoto così sconfinato da restarne accecato...". Ed eccolo allora vagare, solo, tra le ombre delle sue passioni, allucinato dalle voci che gli configurano quel grande buco vuoto in cui l'anima si placa.
Ma Caligola è anche la tappa di un percorso: una verifica del mio personalissimo apprendistato che mi ha visto, a lungo, allievo di me stesso; sia come attore che come regista.
Infine, non posso nasconderlo, ho accettato la provocazione di Camus:
"Siate realisti, chiedete l'impossibile."
Ecco perché Caligola. Ecco perché Caligola da solo…

Emanuele Santoro