e.s.teatro
Caligola

"(...) Mi strofina il dito nel palmo della mano. Mi chiama bella mia. Mi tasta il sedere. Inammissibile. Basta, deve morire. Ha confiscato tutti i tuoi beni, Patrizio. Ha ucciso tuo padre, Scipione. Ha rapito tua moglie, Ottavio, e l'ha messa a lavorare nel suo bordello. Ha ucciso tuo figlio, Lepido. Avete ancora dei dubbi? È un depravato. Un cinico. Un commediante. Un impotente. Me l'ha detto mia moglie! (...) Se ci ha reso la vita insopportabile non è certo per le sue oscenità, per le sue crudeltà, per i suoi delitti, ma perché passioni più alte e più mortali lo sorreggono. Attraverso Caligola, per la prima volta nella storia, la poesia provoca l'azione e il sogno la realizza. Lui fa ciò che sogna di fare. Lui trasforma la sua filosofia in cadaveri. Voi dite che è un anarchico. Lui crede di essere un artista. Ma in fondo non c'è differenza. Se c'è un solo individuo puro, nel male o nel bene, il nostro mondo è in pericolo. Ecco perché Caligola deve morire."